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Animalandia Di Confalonieri Franco
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Via Cesare Cantù 6, 23851, Galbiate
articoli
23 Settembre 2020animali domestici / cani / consigli utili / malattieSembrerà strano, ma anche il nostro cane può essere stressato e ce lo fa capire con il suo comportamento e segnali che dobbiamo imparare a riconoscere.
Come per noi umani, quando viviamo situazioni di disagio o stress, il nostro corpo ha delle reazioni fisiche e psicofisiche, così anche i nostri cani reagiscono con comportamenti insoliti , ansia e nervosismo.
Come capire quando il nostro cane è stressato?
Intanto è importante chiarire che esistono due tipi di stress, quello buono definito eustress che fa bene alla salute del cane perchè lo stimola e lo aiuta ad affrontare nuove situazioni, e quello negativo definito distress, che lo fa sentire frustrato, rassegnato ed agitato.
I segnali più evidenti che un cane stressato mostra sono:
un comportamento schivo
affanno
il leccarsi continuamente o mordersi la coda
vomito e diarrea
affanno e salivazione eccessiva
iperattività e reazioni esagerate
basso livello di attenzione
disturbi dell’appetito, come l’inappetenza
allergie, dermatiti e problemi cutanei
sguardo fisso e apatico
tremore, eccessiva paura e rigidità dei muscoli
Se il nostro cane mostra uno o più di uno di questi segnali e per un periodo più o meno lungo, è evidente che sta vivendo un momento di grande stress e quindi abbiamo il dovere di capirne le cause.
Quali posso essere le fonti di stress per un cane?
Tutto ciò che cambia o mina la comfort zone del nostro cane, è certamente fonte di stress.
Questo vuol dire che situazioni come :
traslochi, periodi trascorsi in pensione per cani
rumori forti
l’arrivo di un nuovo animale o un neonato in famiglia
separazione o scomparsa di un membro della famiglia
poca o troppa attività fisica e di gioco
addestramento forzato e metodi punitivi
diventano per il nostro cane fonte di enorme stress, che inevitabilmente si riflettono sul loro stato psico fisico.
Cosa fare per aiutare un cane stressato?
Certamente la prima cosa da fare è distrarlo dalla situazione che gli sta causando questo malessere, meglio sarebbe se riuscissimo ad eliminarne la fonte, ma se ciò non fosse possibile, possiamo almeno apportare delle modifiche ambientali.
Possiamo garantirgli un ambiente sereno e accogliente, lontano da rumori, possiamo dedicare più tempo al suo esercizio fisico, con passeggiate tranquille e qualche gioco.
Dobbiamo evitare di punirlo se mostra comportamenti inappropriati come fare i suoi bisogni in casa, e trovare delle attività che lo distraggano e lo premino allo stesso tempo, come con il gioco del kong, molto consigliato anche dai medici veterinari.
Infatti il kong, non è altro che un gioco di intelligenza, dove al suo interno potrà essere inserito anche del cibo, che il cane dovrà muovere per far uscire e mangiare, distraendo ed impegnando il cane per un po’.
E’ molto utile per combattere l’ansia da separazione, o l’abbaio continuo, ma è anche molto usato per salvaguardare le nostre scarpe, divani, mobili dalla masticazione distruttiva del nostro amico a quattro zampe.
In qualunque negozio di animali si possono poi trovare una serie di giochi per cani, dalle semplici corde, palle da tennis, ossi , che hanno il solo scopo di distrarre e far fare movimento al cane, alleviando lo stato di stress che sta vivendo.
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28 Settembre 2020animali domestici / cani / gatti / microchip / sanzioniIl microchip è una capsula di vetro biocompatibile che contiene i dati segnaletici del cane o gatto e del loro proprietario.
Il microchip viene inserito sotto pelle con una siringa, come avviene per una normale puntura, di solito nella zona sinistra del collo, è indolore e non crea nessun disturbo all’animale.
Naturalmente il microchip viene impiantato dal medico veterinario, che provvede al tempo stesso ad iscrivere l’animale nell’anagrafe animali d’affezione, indicando :
il numero del microchip
i dati del proprietario
i dati dell’animale
Quando si mette il microchip?
Intanto il microchip è obbligatorio, a stabilirlo è Legge 14 agosto 1991, n.281, che impone a tutti i proprietari di cani di iscrivere il proprio all’ anagrafe canina regionale, identificandolo attraverso un microchip sottocutaneo. La stessa legge ne prevede anche
la comunicazione in caso di cessione del cane ad altro proprietario
l’avviso in caso di decesso del cane.
Detto ciò, l’iscrizione all’anagrafe canina regionale ed il microchip deve essere impiantato nel cane entro trenta giorni dalla nascita o entro quindici giorni dal momento in cui ne entra in possesso e comunque prima della sua cessione a qualunque titolo.
Quanto costa mettere il microchip al cane o al gatto?
Fermo restando che il microchip ad oggi (settembre 2020) è obbligatorio per i cani su tutto il territorio nazionale, e per i gatti solo nella regione Lombardia da gennaio 2020, il costo per il suo impianto varia da regione a regione e se eseguito privatamente o presso una ASL.
Infatti, possiamo avere costi per 10 euro ai 50 euro se effettuato presso uno studio medico veterinario, e dai 5 euro ai 10 euro se effettuato presso una Asl.
Così come varia il costo da regione a regione per impiantare un microchip, anche le sanzioni variano in caso di omissione del dispositivo, e si va dai € 104,00 a € 259,00.
Perchè è obbligatorio il microchip?
L’obbligo di impiantare il microchip, nasce dall’esigenza di limitare il randagismo, identificare il cane in caso di smarrimento, ma anche per verificarne le vaccinazioni, la proprietà ed impedirne la successiva vendita non autorizzata .
Naturalmente, ogni variazione per cambio di residenza, o di proprietà o in caso di decesso del nostro animale, dovrà essere comunicata entro e non oltre 15 giorni al nostro veterinario o alla Asl di competenza.
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5 Settembre 2020animali domestici / animali speciali / cibo animali / consigli utili / riccioScegliere il riccio come animale domestico, significa armarsi di molta pazienza e dedizione, perchè è un animaletto piuttosto sensibile e solitario e non ama troppe coccole.
Il riccio è un piccolo mammifero molto diffuso in campagna, noto per i suoi aculei, che di fatto non sono altro che peli appuntiti rivestiti di cheratina, usati per difendersi in caso di pericolo.
Il riccio ha un musetto decisamente simpatico, ed è per questo che spesso si pensa di prenderlo in casa come animale domestico, ma dobbiamo sapere che non può vivere in gabbia.
Dobbiamo dedicargli uno spazio all’aperto, magari in giardino, dove posizionare una casetta tutta per lui, dove poter dormire, rifugiarsi se si sente stressato e durante il letargo invernale.
Sarà sicuramente contento di trovare nel suo spazio foglie, nascondigli e acqua pulita, da fornire con una fontanella o una ciotola non troppo grande per evitare spiacevoli incidenti.
Ricordate che il riccio è un animale notturno e piuttosto solitario, quindi ci mette del tempo per entrare in confidenza con gli altri e soprattutto con gli umani.
Adottate un approccio cauto e rispettoso, accarezzatelo con un po’ di delicatezza ogni giorno, e non stupitevi se comincerà a leccarsi copiosamente e a chiudersi a forma di “s” , è il suo modo per adattarsi a voi e alla sua nuova casa.
Cosa mangiano i ricci ?
I ricci in natura mangiano insetti, lombrichi, lumache, ragni e millepiedi, ma anche rane e rospi, e mangiano volentieri anche frutta, funghi, bacche e ghiande.
I ricci domestici invece sono spesso a rischio obesità, quindi dovranno osservare una dieta decisamente equilibrata fatta di vegetali e carne. Adorano le crocchette dei gatti, dei quali spesso diventano diciamo “amici”, e le piante dalle foglie tenere, per cui offritegli insalata, spinaci e altri vegetali.
Sono assolutamente vietati semi, noci, frutta essiccata, carne cruda, verdure crude e dure, alimenti duri, appiccicosi o fibrosi, avocado, uva o uvetta passa. Niente latte e i suoi derivati, alcol, pane, sedano, cipolle, carote crude, pomodori, e niente caramelle, patatine , miele e nulla che sia acido.
Come adottare un riccio?
Di certo si potrà adottare da un privato o da un negozio di animali, ma essendo un animale ritenuto esotico soggetto quindi a diverse leggi e restrizioni , potrebbe essere necessario ottenere un permesso comunale, provinciale o regionale per poterne tenere uno in casa.
A parte questo, il modo migliore per adottare un riccio è rivolgersi ad un allevamento specializzato che possa offrire tutte le certificazioni sulla genealogia familiare, sullo stato di salute dell’animale e soprattutto potranno fornire le migliori indicazioni e suggerimenti per prendersene cura una volta portato a casa.
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